“Con queste sue iniziative l’imperatore intendeva agire per la gloria della potenza divina del Signore. E se per un verso, come s’è detto, non tralasciava mai di onorare il Dio, suo salvatore, per l’altro cercava in tutti i modi possibili di rendere palese la falsità della superstiziosa religione dei gentili. Proprio per questo motivo i vestiboli dei templi pagani nelle varie città, dopo che per ordine dell’imperatore vi erano state divelte le porte d’ingresso, venivano completamente spogliati dei loro ornamenti; in altri templi, una volta asportate le tegole, la copertura del tetto andava in rovina, e i venerandi bronzi di altri templi ancora, bronzi per i quali gli antichi nel loro inganno erano andati a lungo orgogliosi, venivano ora esposti alla vista di tutti in ogni piazza di Costantinopoli, sicché giacquero dinanzi allo sguardo irriverente di quanti si fermavano ad osservarli qui il Pizio, altrove lo Sminteo, i tripodi delfici nell’ippodromo, le Muse Eliconie nella reggia. E così tutta Costantinopoli fu letteralmente invasa dalle statue bronzee di preziosissima fattura che un tempo ogni singola provincia aveva consacrate agli dèi: di fronte ad esse, inutilmente per lunghi secoli gli uomini, soggiogati da una falsa credenza, avevano celebrato nel nome degli dèi una enorme quantità di ecatombi, di olocausti e di sacrifici, e ora, in ritardo, imparavano a rinsavire, poiché l’imperatore volle utilizzare queste opere come fonte di scherno per il riso e il divertimento di quanti le osservavano. Delle statue auree, invece, si prese vendetta in modo diverso. Infatti, quando si vide che erano moltissimi gli stolti che, come tanti fanciulli, si lasciavano senza alcun motivo atterrire dagli spauracchi in oro e in argento della falsa religione, pensò che anche questi andassero soppressi come se fossero delle fastidiose pietre gettate tra i piedi dei viandanti notturni: e ciò per far sì che nel futuro le vie dell’impero si aprissero a tutti libere e sgombre da ostacoli. Una volta concepito questo proposito, non credette che per la eliminazione di quei simulacri si dovesse ricorrere alla forza e al numero dei soldati; per eseguire quel compito, gli furono infatti sufficienti soltanto un paio dei suoi intimi, che egli con un suo solo cenno inviò in ogni singola provincia. Costoro, confidando nella religiosità dell’imperatore e nel loro proprio timor di Dio, passavano tra grandi moltitudini di folla, e per tutte le città e tutti i paesi facevano conoscere l’antico errore del paganesimo: ordinavano che fossero proprio i sacerdoti a portare alla luce del giorno, tra non poco riso e ignominia, i loro dèi, tirandoli fuori dagli oscuri antri in cui giacevano. Così, dopo averli privati della forma esterna, mostravano agli occhi di tutti l’interiore deformità che si celava sotto quelle figure dipinte e colorate. Raschiavano, quindi, la parte di materiale che ad essi sembrava utile e la fondevano nel fuoco: in questo modo, tutto ciò che in quelle statue a parer loro vi era di buono e di pregevole, lo mettevano al sicuro e lo conservavano; viceversa, il superfluo e l’inutile lo lasciavano ai superstiziosi a perenne memoria della loro onta. Il nostro straordinario imperatore ‘provvide, poi, a fare anche quanto segue’: mentre, nel modo in cui s’è detto, ordinava che gli idoli dei morti dèi venissero spogliati di ogni prezioso rivestimento, egli a sua volta si diede a ricercare implacabilmente tutte le altre effigi in bronzo. E così anche gli dèi degli antichi e decrepiti miti venivano trascinati via, legati e imbrigliati in lunghi giri di corde.”
Ho in corso un lungo studio sulla distruzione dei templi; probabilmente non vedrà la luce prima di un anno, ma forse alla fine ne sarà valsa la pena. Se conoscete qualche chiesa sorta sopra un tempio pagano, inviate la segnalazione a censimento@giornopaganomemoria.it se possibile indicando la fonte della vostra informazione.
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